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Affitti alle Canarie sempre più cari: il dato del Banco de España che conferma una crisi strutturale

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ll paradosso del mercato immobiliare: arrivano nuove case, ma vengono offerte a prezzi già più alti


l paradosso del mercato immobiliare: arrivano nuove case, ma vengono offerte a prezzi già più alti

Il problema degli affitti alle Canarie non può più essere considerato una semplice fase negativa del mercato. Non è una fiammata isolata e non dipende soltanto da qualche mese di squilibrio tra domanda e offerta.


I dati descrivono ormai una situazione più profonda: l’accesso alla casa nelle Isole è diventato un problema strutturale.


Il Banco de España ha segnalato che, a livello nazionale, le abitazioni che entrano nel mercato dell’affitto presentavano nel 2024 una “prima di ingresso” del 16,6% rispetto a quelle già affittate. Un fenomeno che assume particolare rilevanza alle Canarie, dove i prezzi crescono da 55 mesi consecutivi.



In sostanza, le nuove case disponibili non arrivano necessariamente per calmierare i prezzi, ma entrano spesso nel mercato con canoni già superiori alla media, contribuendo a spostare ulteriormente verso l’alto il livello generale degli affitti.


Affitti alle Canarie: nuove case, ma prezzi sempre più alti

Si tende a pensare che un aumento del numero delle abitazioni disponibili produca automaticamente una diminuzione dei prezzi. Più offerta, in teoria, dovrebbe significare una minore pressione sulla domanda.


Alle Canarie, però, questo automatismo sembra non funzionare.


Le nuove abitazioni entrano in un mercato già surriscaldato e vengono immediatamente posizionate sui valori più elevati. La domanda continua ad assorbire gran parte dell’offerta, mentre la disponibilità di case per la residenza stabile resta insufficiente.


Il risultato è un mercato che accoglie nuovi immobili, ma non diventa più accessibile.


Il dato che pesa più dell’aumento mensile

Il prezzo degli affitti alle Canarie cresce da 55 mesi consecutivi. Significa che da oltre quattro anni il mercato non mostra segnali  di raffreddamento.


Immagine sul caro affitti alle Canarie con testo “55 mesi consecutivi di aumento del canone d’affitto”, contratto di affitto, chiavi di casa, calcolatrice e palazzi residenziali sullo sfondo.

Il dato sulle abitazioni di nuova immissione è ancora più indicativo perché mostra una trasformazione interna del mercato. Quattro anni fa, la differenza tra i nuovi immobili offerti in affitto e il prezzo medio era del 6,2%. Oggi ha raggiunto il 16,6%.


Il mercato non si limita ad aumentare: si sta riposizionando stabilmente verso l’alto.


Ogni abitazione offerta a un prezzo superiore contribuisce a creare un nuovo riferimento. Il canone elevato di oggi rischia così con molta probabilità di diventare la normalità di domani.


La casa come bene essenziale e fonte di rendita

La questione abitativa alle Canarie mette in evidenza una contraddizione sempre più difficile da ignorare.


La casa è un bene essenziale. Senza un’abitazione stabile diventa difficile costruire una vita personale, familiare e lavorativa. Il mercato, tuttavia, la considera sempre più una fonte di rendita e un investimento da valorizzare.


Per chi possiede immobili, questa dinamica può risultare favorevole. Per chi deve cercare una casa in affitto, diventa invece un problema quotidiano.


Il punto non è criminalizzare il piccolo proprietario. Sarebbe una semplificazione sbagliata. Molti proprietari possiedono una o due abitazioni e devono affrontare rischi, spese, morosità e incertezza normativa.


Le cause sono molto più ampie: domanda elevata, offerta insufficiente, salari locali spesso bassi, pressione turistica, investimenti esterni, scarsità di edilizia pubblica e una rendita immobiliare che continua ad apparire conveniente.


Il peso maggiore ricade sui residenti

La crisi degli affitti non colpisce tutti nello stesso modo.

Chi dispone già di un contratto può essere temporaneamente protetto dagli aumenti più bruschi. Chi cerca casa oggi, invece, si trova davanti a prezzi già aggiornati alla nuova realtà.


I giovani sono costretti a rimandare l’indipendenza o a condividere un’abitazione per periodi sempre più lunghi. Le famiglie devono cambiare zona, ridurre le proprie aspettative, accettare case più piccole o destinare al canone una parte eccessiva del reddito.


Molti lavoratori si trovano così in una condizione paradossale: hanno un impiego, ma non riescono comunque ad accedere a un’abitazione dignitosa vicino al luogo in cui lavorano, questi diventano i "Working poor" i lavoratori poveri.


Leggi questo articolo sui "Working poor" lavoratori poveri👇




La politica degli annunci non basta più

Una crisi strutturale non può essere affrontata soltanto con annunci, piani generici e promesse ripetute.


Serve una strategia chiara sul modello abitativo che si vuole costruire alle Canarie. Occorre aumentare il patrimonio pubblico, recuperare gli immobili inutilizzati, favorire realmente l’affitto residenziale stabile e intervenire nelle zone maggiormente sottoposte a pressione.


Serve anche distinguere tra la casa destinata alla residenza e l’immobile utilizzato esclusivamente come strumento di investimento. Non per negare il diritto alla proprietà o alla rendita, ma per impedire che il mercato espella progressivamente chi vive e lavora nelle Isole.


Una crescita che lascia fuori chi vive alle Canarie

Le Canarie continuano ad attirare turisti, capitali, investitori e nuovi residenti. Questa crescita, però, apre una domanda inevitabile: a chi serve realmente lo sviluppo economico se una parte crescente della popolazione locale non riesce più a vivere nel territorio in cui lavora?


Il dato del Banco de España fotografa precisamente questo passaggio.

ll passaggio si trova nel riquadro 2.2, alle pagine 194-195 del PDF. Il Banco de España scrive che la prima de entrada è aumentata dal 6,2% al 16,6% tra il 2020 e il 2024.

Il 16,6% non è soltanto una percentuale tecnica. È un segnale sociale, politico ed economico che mostra quanto il mercato degli affitti si stia allontanando dalla capacità di spesa dei redditi locali.


Continuare a parlare genericamente di emergenza abitativa rischia ormai essere ipocrita.


Sarebbe il momento di vedere misure concrete e non altri “fiumi di parole”, come recitava una famosa canzone. Di quelle, onestamente, siamo tutti stufi.


🔍Fonte consultata: Banco de España

Copertina del rapporto annuale 2025 del Banco de España, fonte sui dati del mercato immobiliare e degli affitti in Spagna

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