SPAGNA 12 MILIONI DI POVERI
Lo dice Gabriel Rufián, portavoce di ERC, Esquerra Republicana de Catalunya, partito indipendentista catalano, in un intervento pronunciato al Congresso spagnolo nel novembre del 2025
Questo è un frammento significativo dell’intervento pronunciato al Congresso spagnolo, nel novembre 2025, dal portavoce di ERC, Esquerra Republicana de Catalunya: non un partito della destra spagnola, ma una formazione catalana indipendentista, repubblicana e progressista, collocata nell’area della sinistra.
Quindi no: non parla il “nemico” di Sánchez.
Parla un pezzo del campo politico che, in questi anni, ha contribuito a tenerlo in piedi.
Proprio per questo, la critica pesa di più. Non è propaganda dell’opposizione, non è rumore da talk show, non è il solito teatrino destra-sinistra da dare in pasto ai tifosi.
È una crepa profonda dentro il racconto ufficiale.
Perché la Spagna che viene venduta, soprattutto fuori dai suoi confini, non è sempre la Spagna reale.
In Italia, in particolare, si è costruita una narrazione quasi caricaturale: Madrid modello indiscutibile, Spagna che corre, Spagna che cresce, Spagna che avrebbe ormai superato l’Italia su tutto.
Poi arrivano i numeri e quando sono ufficiali, fanno male.
Secondo i dati dell’INE, l’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo, nel 2025 il 25,7% della popolazione residente in Spagna si trovava a rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2024 era il 25,8%.
Tradotto: oltre un quarto del Paese resta fuori dalla cartolina del “miracolo spagnolo”.
Questo intervento risale a qualche mese fa, ma il punto politico resta intatto. La Spagna cresce, certo.
Alcuni indicatori migliorano, certo. Sarebbe scorretto negarlo.
La domanda vera, però, resta sempre la stessa: crescita per chi?
Perché se un Paese viene raccontato come modello assoluto mentre milioni di persone restano esposte al rischio di povertà o esclusione sociale, forse il problema non sono i dati.
Il problema è il racconto zuccherato costruito sopra quei dati.
Quando a dirlo non è la destra, ma una voce proveniente dall’area parlamentare che ha sostenuto Sánchez, la questione diventa ancora più scomoda.
Non si tratta di demolire la Spagna. Si tratta di smettere di raccontarla come una favola.
